Feedback Form- O.F.S ORDINE FRANCESCANO SECOLARE

Storia

 

Introduzione

Il serafico Padre S. Francesco, dopo aver fondato il Primo Ordine dei frati minori fondò anche il Secondo Ordine delle signore povere di S. Damiano (poi clarisse) e il Terzo Ordine, conosciuto come Ordine dei Fratelli e Sorelle della penitenza di S. Francesco, successivamente divenuto Terzo Ordine Francescano e che attualmente comprende sia l’attuale Ordine Francescano Secolare sia il Terzo Ordine Regolare composto da religiosi e declinato al maschile e al femminile.

Il T.O.F. nasceva nell’alveo dei tanti movimenti riformatori del secolo XII e XIII con una precisa differenziazione: mentre gli altri erano frutto di iniziative private di rinnovamento spirituale (catari, albigesi) che si contrapponevano alla Chiesa proprio perché si volevano sostituire ad essa nel fatidico ruolo di predicazione in virtù di una loro maggiore purezza e perfezione, il T.O.F. fu diretto e benedetto dall’approvazione di ben due Papi, Innocenzo III e Gregorio IX.
L'intuizione
del santo fu proprio mossa dallo Spirito tanto è vero che la prima azione messa in essere fu di recarsi a Roma per chiedere l’approvazione del Santo Padre e le sue direttive a riguardo, ottenendone la legittimazione e il riconoscimento della Chiesa. Agendo sotto la spinta dell’umiltà S. Francesco ottenne l’universalità e l’estensione nel tempo del suo modus vivendi che incarnava quello che era l’aspirazione del suo tempo di grazia: il ritorno alla genuinità del Vangelo insieme all’imitazione del Cristo povero. Povertà, semplicità di vita, umiltà e mansuetudine unite ad una incommensurabile fede in Dio e una incondizionata obbedienza alla Chiesa furono gli accenti nuovi rivolti a tutti i cristiani indistintamente.

Venendo al tempo d’oggi, proprio perché la riscoperta delle proprie radici consolida la propria identità e la reciproca appartenenza alla Fraternità e all’OFS, il Consiglio Regionale del Lazio ha dato mandato ad ogni Fraternità di scrivere la propria storia evidenziandone carismi e peculiarità. Da ciò il presente documento realizzato dai fratelli e dalle sorelle della Fraternità.

Cenni storici

Non esistono documenti in merito all’erezione canonica della Fraternità di Via Veneto. Risulta invece che, nel 1909, il p. Giuseppe da Monterotondo, nell’assumere l’incarico di Direttore del TOF dell’Immacolata Concezione, “ha constatato che si sono smarriti i documenti comprovanti l’istituzione canonica della fraternità stessa”. E aggiunge che “d’ora in poi si procederà a norma delle Costituzioni Pontificie”.

La sede di Via Veneto ha ospitato nel tempo diverse istituzioni. E’ stata sede del TOF regionale. Ha ospitato la redazione di “Voce Serafica” e dal 1973 al 1990 ha accolto gli uffici del Segretariato Internazionale dell’Ordine Secolare. Un dato storico interessante è la testimonianza che la mostra mercato di beneficenza, che si tiene ancora oggi con cadenza annuale, è iniziata addirittura nel lontano 1911 per supportare i bisognosi e le attività francescane.
                                                                                                                               
                                                                                                                          
Componenti e attività

I dati a disposizione accreditano, nel 1971, alla Fraternità ben 300 membri. Molti erano costituiti da coppie di coniugi e alla stessa data esisteva anche un nucleo di gioventù francescana.

Molteplici gli assistenti spirituali che si sono succeduti nella fraternità: a partire da Padre Bernardino poi Padre Alfonso, Padre Giuseppe Timko, Padre Giuseppe da Terracina, Padre Franco Nicolai, Padre Marco Darpetti sino all’attuale Fra Luca Casalicchio.

Un successivo accurato esame, effettuato in occasione del Capitolo Elettivo del 4 aprile 1993, vede la Fraternità ridotta a 171 membri, di cui 95 erano in età molto avanzata oppure trasferiti. L’organico effettivo assommava a 76 persone di cui 53 donne e 23 uomini. Il Consiglio della Fraternità era composto da 10 membri tra cui una Ministra, un Viceministro e 8 consiglieri.

Le attività specifiche erano:

  • Conferenze di promozione teologico-culturale aperte a tutti;
  • Mostra vendita annuale di beneficienza;
  • Assistenza spirituale alle artiste dell’abbigliamento, culminante con il precetto pasquale;
  • Volontariato presso i detenuti nel Carcere di Rebibbia;
  • Servizio smistamento presso la Caritas;
  • Interessamento nei confronti dei confratelli malati o bisognosi e dei loro famigliari
  • Collaborazione in sostegno delle missioni francescane all’estero tenute dai religiosi della provincia di Roma.

La sequenza dei ministri, sempre dal 1971, vede A. Maria Niccoli, Pierina Grossifondi, Graziella Vitali, Sveva Capranica del Grillo, Clara D’Esposito, Angela Imburgia, Ida Branella, Edoardo Spighetti.

Per quanto riguarda le attività odierne, la fraternità si riunisce settimanalmente ogni giovedì per le attività di laboratorio e successivo incontro con il Padre assistente per un momento di formazione. Una volta al mese Adorazione Eucaristica. La seconda domenica di ogni mese si svolge l’agape fraterna con la celebrazione eucaristica, l’animazione della messa con liturgia e canti a cura dei confratelli e delle consorelle. A seguire un momento di meditazione formativa a cura del Padre assistente e successivo dibattito.

In particolare, le attività specifiche comunitarie attuali sono:

  • L’Ora di adorazione;
  • Meditazioni per la promozione teologico-culturale dei confratelli e delle consorelle;
  • Mostra vendita annuale di beneficenza;
  • Missioni francescane;
  • Attività caritativa del Regionale presso il carcere circondariale di Regina Coeli;
  • Mo. Fra Lazio;
  • Assistenza a confratelli malati o bisognosi.

Personaggi illustri della Fraternità

Arnaldo Canepa, (Roma, 24 settembre 1882 - 2 novembre 1966). Fondatore del COR Centro Oratori Romani Francescano secolare della fraternità Immacolata Concezione di via Veneto

La sua conversione resta avvolta in un fitto mistero. Un giorno di maggio del 1921, passeggiando per via del Tritone, per caso o per curiosità si affaccia nella piccola chiesetta di Santa Maria Odigitria, durante una predica in onore della Madonna e ne esce sconvolto.

Fin dal 1922 inizia a frequentare assiduamente i frati cappuccini della chiesa dell’Immacolata Concezione di Via Veneto, associandosi al locale Terz’Ordine Francescano, nei cui registri comincia da allora a comparire il suo nome. Professo il 23 dicembre 1923, rivestirà vari incarichi tra cui quello di Ministro.

Il 26 maggio 1993 fu pubblicato l’editto relativo all’inizio della causa di Canonizzazione del Servo di Dio, Catechista della diocesi di Roma, Terziario Francescano. Nel 2001 si è conclusa la fase diocesana del processo di canonizzazione.

Armida Barelli. Nacque a Milano il 1º dic. 1882 da Napoleone e da Savina Candiani. Compiuti i primi studi nel capoluogo lombardo, dal 1895 al 1899 frequentò l'Istituto di Santa Croce di Menzingen (Svizzera), diretto da suore francescane e vi studiò il francese e il tedesco. A quegli anni risalgono anche gli inizi di una fervida e intensa devozione al Sacro Cuore, che, unitamente alla spiritualità francescana, avrebbe fortemente segnato l'itinerario spirituale della sua vita.

Nel 1909 frequentò, presso l'arcivescovado di Milano, un corso di cultura religiosa, e stabilì così rapporti di amicizia e di apostolato con personalità del mondo cattolico organizzato, specie intransigente (tra l'altro, conobbe Rita Tonoli, fondatrice della Piccola Opera per la salvezza del fanciullo, alla quale la B. aderì entusiasticamente). Ma decisivo ai fini della sua formazione religiosa e del suo impegno apostolico fu, nel 1910, l'incontro con il padre Agostino Gemelli. Entrò nel Terz'Ordine francescano facendo la sua professione presso la Fraternità dell’Immacolata Concezione di Via Veneto e cominciò a collaborare, con traduzioni dal tedesco e dal francese, alla Rivista di filosofia neoscolastica. Contemporaneamente, conobbe il padre Arcangelo Mazzotti, futuro arcivescovo di Sassari, che divenne sua guida spirituale.

Nel gennaio 1918 quando il padre Gemelli fondò l'editrice Vita e pensiero, affidò alla B. il compito di cassiera. Nell'ottobre di quello stesso anno, dopo che già il cardinal Ferrari l'aveva incaricata di dar vita nel Milanese ad un'associazione giovanile femminile parallela a quella maschile già esistente da tempo, venne nominata da Benedetto XV vicepresidente dell'Unione donne cattoliche, con il compito di fondare e di diffondere in tutta Italia la Gioventù femminile cattolica italiana. Sotto la sua guida (1919-1946), questa si diffuse in tutte le diocesi e in larghissima parte delle parrocchie italiane, raggiungendo, nel 1942, 1.164.388 socie.

Nel 1919-1920, unitamente al padre Gemelli, a monsignor Olgiati e a Vico Necchi, la B. partecipò alla progettazione e alla fondazione dell'Università cattolica del Sacro Cuore: di essa la B. fu, dall'inizio e fino alla morte, attiva cassiera. Tra le iniziative da lei promosse per alimentare le finanze della Cattolica figura l'annuale "giornata universitaria", che fu celebrata per la prima volta in tutte le parrocchie nel 1923 con l'esplicita autorizzazione e l'autorevole incoraggiamento di Pio XI.

Nel 1946 lasciò la presidenza della Gioventù femminile per assumere, sempre in seno all'Azione cattolica, la carica di vicepresidente generale. In tale veste, la B. ristrutturò i rami femminili dell'associazione ed organizzò, a partire dalla primavera del 1947 e unitamente a Giuseppe Lazzati e ad Emilio Colombo, le "missioni religioso-sociali". Tali missioni, che si avvalsero dell'opera di centinaia di "missionari" laici, si svolsero in tutta Italia, ma specialmente nelle zone ritenute più bisognose di una catechesi religiosa e civile: nel solo periodo compreso tra il marzo del 1947 e il marzo del 1948 se ne tennero, soprattutto nell'Italia meridionale, circa trecento. La sua preoccupazione - sul piano politico - fu quella di fare propaganda contro l'astensionismo e per il raggiungimento del 51% dei voti per la Democrazia cristiana.

Nell'estate del 1949, la B. avvertì i primi sintomi del male (paralisi bulbare progressiva), che nel breve volgere di pochi anni l'avrebbe portata alla morte. Morì a Milano il 15 ag. 1952. Sul suo conto è in corso il processo di beatificazione.

Augusto Natali. (Forlì 22 luglio 1903- Roma 10 marzo 1973) è stato Presidente nazionale del Terzo Ordine Francescano (oggi OFS) ed ha partecipato attivamente ai lavori per la revisione della Regola del T.O.F. (c.s.) come membro della Commissione per il nuovo schema della Regola. Nacque a Forlì da Francesco fu Augusto (il nonno era medico) e da Amelia Mazzolani. Conseguita a Roma la licenza liceale nel 1921, si iscrive all’Università di Perugia, dove viveva presso i cugini. Nel frattempo, viene assunto nella Banca d’Italia (1923). Sposa a Roma Valentina Torti di Pietro e di Beatrice Sinistri il 6 ottobre 1927. Successivamente, nel 1939 consegue il diploma del corso triennale di Cultura Superiore Religiosa presso l‘Università Gregoriana. E finalmente, nel 1943, prende le insegne del Terz’Ordine Francescano nella fraternità dell’Immacolata Concezione di Via Veneto (di consenso con il direttore spirituale P. M. Barbera). Il successivo 29 ottobre 1944 emette la professione perpetua del T.O.F. Estremamente attivo nelle opere di carità, si impegna nella Croce Rossa Militare con il grado di sottotenente nell’ospedale militare romano di Forte Aurelia. Nel 1957 è delegato del T.O.F. per l’Italia al II Congresso mondiale dell’apostolato dei laici con il Ministro di Stato Angelo Rafaele Jervolino. Il 29 aprile del 1964 è nominato, dal Ministro Generale O.F.M. Cap. P. Clemente da Milwaukee, Presidente Generale del Primo Discretorio Generale del T.O.F. dell’Osservanza Cappuccina. Da questo momento in poi collaborerà attivamente ai lavori per la revisione della Regola partecipando, dal 16 al 9 settembre 1972 ad Assisi, al Congresso nazionale inter-obbedienziale che approva la definitiva stesura dell’Itinerario spirituale del Francescano secolare.

Il 6 gennaio dell’anno successivo parte in aereo per Caracas per partecipare al Consiglio Generale a Rio de Janeiro. Durante la permanenza a Caracas si frattura il femore sinistro e rientra in Italia dove si opera d’urgenza. Morirà, dopo una breve crisi cardiaca, il 10 marzo del 1973. Di seguito un brano tratto dal suo testamento spirituale: <<In atteggiamento di ascolto interiore, proseguiamo il cammino della nostra vita. Avverrà che un giorno ci venga posta una domanda che non possiamo eludere:” Tu chi dici che io sia?”>>

Giuseppe Crivelli.

San Vincenzo Pallotti. (Roma, 21 aprile 1795Roma, 22 gennaio 1850) è stato un sacerdote italiano vissuto nel XIX secolo, fondatore della Congregazione e della Società dell'apostolato cattolico. È stato proclamato santo da papa Giovanni XXIII nel 1963.

Nacque a Roma in una casa in via del Pellegrino, nel rione Parione, terzo di dieci figli, da Pietro Paolo, umbro, proveniente da San Giorgio di Cascia, e da Maria Maddalena De Rossi, romana; fu battezzato il giorno successivo, nella chiesa di San Lorenzo in Damaso.

La tradizione devozionale gli attribuisce capacità di preveggenza: una volta, giocando da solo alla palla, fu visto rimanere assorto per qualche minuto; ridestato dalla madre, gli fu chiesto cosa stesse facendo e avrebbe risposto: «È quando mi vedrete dir messa all'altare di San Filippo!».

Fu cresimato il 10 luglio 1801 e nel 1805 ricevette la prima comunione e gli fu concesso il privilegio, inconsueto per il tempo, di ripeterla ogni giorno. A dodici anni fu posto sotto la direzione spirituale del sacerdote Bernardino Fazzini.

Altro esempio del suo dono di preveggenza fu nel 1815 quando a un ventitreenne Giovanni Maria Mastai Ferretti, triste per esser stato rifiutato dalla Guardia Pontificia a causa della sua epilessia, predisse il pontificato[1].

Il 10 settembre 1817 divenne diacono e nel 1818 fu ordinato sacerdote e, pur appartenendo al clero secolare, si ascrisse a tre ordini religiosi, come terziario dominicano, minimo e francescano. Per dare concreta attuazione alla sua visione di restaurazione e per combattere l'espansione delle sette, che si davano convegno fra gli ambulacri del Colosseo, Vincenzo concepì una "Società dell'Apostolato Cattolico" ad salvandas animas et ad destruendum peccatum. La tradizione devozionale attribuisce la nascita della società ad una leggenda miracolistica secondo cui Vincenzo, del 1834, avrebbe operato un'intercessione in favore di Giacomo Salvati, che in quei giorni soffriva per la prossima morte della figlia Camilla, agonizzante già da diversi giorni: Vincenzo si sarebbe presentato al suo negozio senza essere conosciuto né convocato e con semplicità avrebbe detto: «Vostra figlia è guarita», ottenendo così tra lo stupore dei genitori, la guarigione di Camilla. Dal quel momento Salvati collaborò strettamente con Vincenzo per la realizzazione dei suoi progetti: era l'annuncio dell'Azione Cattolica, la vocazione del laicato a cooperare con l'apostolato gerarchico.

In principio, dichiarò il fondatore, la Società mirò particolarmente alle missioni, ma poi capì che per condurre i fedeli a cooperare per le missioni era necessario ravvivare in essi la fede e "riaccendere la carità di Gesù Cristo", «perché si formasse in essi una più pronta disposizione a dare preghiere persona ascendente nobiltà talenti dottrina oggetti e ogni altra cosa, per moltiplicare i mezzi opportuni alla propagazione della fede»; per questo, stabilì che lo scopo principale della Società fosse la promozione dell'istituzione di collegi per la preparazione dei missionari.

L'attività esterna della Società non fu mai limitata ad un particolare campo della fede, la sua fisionomia caratteristica consisteva proprio nell'universalità di opere e di membri; essa era concepita come "truppa ausiliaria", capace di adattarsi ai bisogni dei luoghi e dei tempi.

Rapidamente la Società e la Congregazione che la dirigeva si diffusero in tutto il mondo, dapprima a Londra, poi, dopo la morte di Vincenzo, in America, in Africa, in Germania, in Brasile, in Uruguay, in Polonia, in Australia, in Sudafrica, in India e si arricchì del contributo del ramo femminile, le suore pallottine.

Vincenzo morì a Roma il 22 gennaio 1850, dopo una breve agonia, recitando le parole del salmo In Te Domine speravi; non confundar in aeternum.

Maria Sveva Capranica del Grillo. (Roma, – Roma, 21 aprile 2002) è stata rappresentante dell’Italia nel Consiglio Internazionale dell’OFS nonché tesoriera e segretaria generale.

Nacque a Roma il ….. e entrò nell’OFS di obbedienza cappuccina nel 1969, emettendo la professione a San Giovanni Rotondo nelle mani di S. Pio da Pietrelcina. Successivamente si iscrisse nel 1972 alla Fraternità OFS dell’Immacolata Concezione di Via Veneto a Roma. Qui conobbe la Presidente dell’appena costituito Consiglio Interobbedienziale Internazionale dell’OFS, Manuela Mattioli, che ne apprezzò l’impegno, la disponibilità al servizio, le capacità organizzative e la perfetta padronanza delle lingue straniere. Per queste doti la volle subito accanto a sé come una delle rappresentanti dell’Italia nel Consiglio Internazionale e come tesoriera e segretaria generale.

Tenne quest’ultima carica ininterrottamente sino alla sua morte e organizzò gli incontri del Consiglio, provvedendo alla traduzione dei testi e curando la diffusione delle decisioni in tutte le diverse aree linguistiche. Nel frattempo, esercitò il suo spirito di servizio anche nella Fraternità dell’Immacolata Concezione, dove assunse ben presto l’ufficio di Direttrice del laboratorio artigianale “San Crispino da Viterbo”, la cui attività a servizio dei poveri culminava ogni anno nell’organizzazione di una mostra-vendita di beneficenza.

  1. questo ufficio, Maria Sveva profuse tesoro della sua generosità e della sua creatività, sia creando ella stessa oggetti di squisita fattura artigianale e spesso di grande originalità, sia suscitando all’esterno della Fraternità altri gruppi che, lavorando in casa, collaboravano alla preparazione di oggetti sempre nuovi e raffinati, e all’allestimento della Mostra. Sotto la sua direzione il laboratorio divenne il motore propulsore della vita della Fraternità e un centro di aggregazione per quanti, anche non francescani, desiderassero fare esperienza di vita fraterna collaborando a fare il bene. Era anche sua cura mantenere in vita una antichissima tradizione della Fraternità, che consisteva nel radunare a Via Veneto le lavoranti delle grandi sartorie del centro di Roma in occasione della S. Pasqua, per poter condividere con loro la gioia del Cristo Risorto.

Prospettive future

La Fraternità di Via Veneto risente, come tante altre fraternità dell’OFS, del fenomeno dell’elevata età media dei componenti che, sommato ai decessi e agli abbandoni, ne minaccia fortemente la fecondità e mette a rischio la sopravvivenza futura. Da ciò scaturisce l’esigenza di attirare nuovi membri facendo conoscere all’esterno la realtà del movimento puntando soprattutto ai giovani che sono caratterizzati da maggiore ricettività e disponibilità alla formazione rispetto a soggetti adulti.

Si tratta però di una sfida complessa che nasce già penalizzata da numerosi fattori esterni che impediscono la crescita dell’OFS. Li riassumiamo di seguito:

  1. l’incapacità di comprendere la natura e il vero scopo dell’OFS;
  2. l’assenza di pubblicità e di propaganda;
  3. il grande numero di associazioni cattoliche;
  4. una scarsa direzione delle fraternità;
  5. la scarsa formazione dei terziari, sia novizi che professi;
  6. l’assenza di un’azione individuale e comunitaria da parte dei Terziari;
  7. uno scarso numero di uomini e giovani tra i terziari.
  1. il vero problema sta nella creazione di reti sociali all’interno della singola fraternità che, proprio perché nasce dall’ispirazione francescana, deve poter esaltare l’aspetto comunitario fraterno. Nelle adunanze collettive mensili bisogna saper coniugare sia l’aspetto formativo sia la vita fraterna. Nondimeno importante è la dimensione spirituale dell’OFS che sembra essere riservata solo ad una ristretta cerchia di persone dotate di una certa levatura e pronte ad impegnarsi in un cammino di perfezione cristiana. A una simile errata percezione elitaria bisogna contrapporre le storie e le attività di tanti terziari e terziarie che, nell’adesione fedele alla loro vocazione, si sono adoperati a beneficio della Chiesa universale e non direttamente del Terz’Ordine, senza porsi il problema della scarsa pubblicità o visibilità delle loro attività. Senza menzionare infine la schiera di innumerevoli santi che spesso erano terziari francescani.

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